domenica 31 dicembre 2017

77. Matt Simon - La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco

Io leggo pochi saggi. Non so perché. Sarà che li trovo un po' lenti, nel senso che anche quando mi interessa molto l'argomento le pagine scorrono molto meno velocemente di un romanzo. Inoltre c'è il fatto che io, dalla letteratura, chiedo spesso storie, vite, emozioni, la descrizione dell'animo umano, e raramente leggo per istruirmi su argomenti nuovi.
La biologia peculiare però mi ha sempre appassionato, divertito e attratto. Potevo quindi esimermi dal leggere il libro di Matt Simon "La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco"? Non diciamo sciocchezze, con un titolo così...

"Le vespe parassite che iniettano i propri piccoli nei bruchi rappresentarono per Charles Darwin un dilemma profondo: 'Non posso persuadermi che un Dio benefico e onnipotente avrebbe creato intenzionalmente gli icneumonidi con la precisa intenzione che si nutrissero del corpo vivente di bruchi, o che avrebbe deciso che un gatto dovesse giocherellare con i topi', scrisse una volta in una lettera a Asa Gray."

Di questa storia del bruco e della vespa avevo già sentito parlare da un altro divulgatore scientifico molto divertente, Ed Yong, che si può ascoltare nella sua presentazione per Ted2014 qui.
Matt Simon, però, è una fonte di continue sorprese, perché di animaletti dalle capacità strane (e spesso mortali, anche se non sempre per l'uomo) ce n'è un sacco sul pianeta e lui ha fatto dello scovarli e raccontarli la propria professione.

"La vespa Glyptapanteles inietta le proprie uova in un bruco, così dopo la schiusa le larve possono mangiare parte della vittima, uscire fuori dal suo corpo e controllare la mente del poveretto (in qualche modo ancora vivo) perché le protegga dai predatori. Per procurarsi un pasto, la femmina del ragno bolas produce feromoni che imitano il profumo delle femmine di falena e attira così il maschio in una ragnatela simile a un lazo vischioso."

Così la quarta di copertina recita presentandoci questo libro e devo dire che questi sono soltanto due esempi da nulla. La collezione di stranezze è davvero grande.
Simon ha dato un ordine a quest'allegra banda di creature all'insegna dell'incredibile raggruppandoli per tipologia di peculiarità. Troviamo così gli accoppiatori folli (tra cui l'antechino è forse il mio preferito), coloro che appioppano le proprie uova/larve/cuccioli ad altre specie o che le nascondono in posti strani, creature che vivono scroccando all'interno di altri esseri viventi o che formano colonie inaspettate (il galiotto e il suo sodalizio col cetriolo di mare saranno per sempre nel mio cuore), bestiole in grado di sopravvivere in condizioni estreme (l'orsetto d'acqua è, tipo, il mio preferito tra tutti, ma anche l'armadillo rosa è di una pucciosità estrema), animali dotati di incredibili sistemi di difesa (come la mucosissima missina) o in grado di mangiare qualsiasi cosa e infine coloro i quali hanno inventato modi terribilmente astuti per catturare le proprie prede. Insomma, una vera carrellata di fenomeni della natura e dell'evoluzione, raccontati in modo semplice e ironico.

Questa è forse un po' la forza e una delle debolezze di questo libro. E' un tipico saggio di divulgazione scientifica e porrei il target nell'età adolescenziale/giovani ventenni: i capitoli sono brevissimi, i racconti dettagliati e truculenti come piace ai ragazzi e c'è un certo piacere sublime per il particolare schifoso che non può non fare breccia. Ad alcuni dei miei allievi di quinta ho letto un paio di capitoli ed erano in brodo di giuggiole... D'altro canto, questo libro si adatta meno alle persone un po' più mature o con una buona cultura scientifica, che lo troveranno forse un po' scarno nei dettagli tecnici e che conosceranno già molte delle particolarità raccontate (anche se non credo tutte tutte). Il marito di Tenar, che me l'ha prestato, ne è rimasto un po' deluso, ad esempio, ma temo di aver capito che lui era proprio il target a cui questo libro non si rivolge.

Ma chi potrebbe resistere all'armadillo rosa?

Simon, peraltro, ha anche il pregio di narrare stralci di vita di alcuni tra i più avventurosi ed importanti (ma ahimè dimenticati) esploratori e biologi della storia, come Maria Sibylla Merian, una vera avventuriera che precorse i tempi, spingendosi nella giungla del Suriname a caccia di insetti dopo aver lasciato il marito: era il 1699 ed è un peccato che una pioniera delle ricerche naturalistiche sia più o meno scomparsa dai libri.

Cosa non mi è piaciuto invece di questo saggio?
Principalmente credo il linguaggio utilizzato, colpa anche di una traduzione non meravigliosa. Simon scrive in uno stile da blog tipicamente anglosassone. Chi frequenta questo genere di pagine e legge in inglese saprà di cosa sto parlando: si tratta di una vera e propria sottolingua, uno slang stilistico più che lessicale, che ha delle tempistiche e un'ironia tutta sua. Purtroppo a mio avviso questo stesso stile non decolla sulla carta, anzi suona un po' troppo giovane; in più questo genere di linguaggio non è utilizzato nei blog in lingua italiana, per cui la traduzione (estremamente letterale, che non sempre è un bene...) risulta estremamente pesante, involuta. Va da sé che lo scritto perde gran parte della freschezza e dell'umorismo dell'autore. Un vero peccato, un difetto che sicuramente poteva essere risolto con una buona traduzione illuminata e un servizio di editing decente. Ahimè, stavolta è proprio colpa nostra e non dell'originale.

Non posso dare un giudizio definitivo negativo per questo libro, né posso dire che mi abbia entusiasmata. E' simpatico, curioso e facile da leggere anche a spizzichi e bocconi; probabilmente è un ottimo libro da bagno, un po' meno da lettura continuativa e concentrata. Consigliatissimo agli adolescenti, meno a chi queste cose le indaga da un po'. Una buona opera di divulgazione che meriterebbe, in futuro, un editing e una cura maggiori.

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