giovedì 21 settembre 2017

66. Giorgio Scerbanenco - Al mare con la ragazza

Giorgio Scerbanenco è stata una scoperta fatta grazie al gruppo di lettura e che mi ha dato grande gioia. Ne ho già parlato a lungo e con sdilinquimento qui e qui.
All'epoca avevo fatto qualche ricerchina e avevo scoperto che era stato autore prolifico di decine e decine di romanzi di generi diversissimi tra loro, dal giallo al rosa (ricordiamolo, che mi piace: è stato il più grande avversario di Liala). Ho tenuto d'occhio quindi gli scaffali dei libri usati e non, nella speranza di trovare qualcos'altro di suo pugno. Niente, per un sacco di tempo non ho trovato un fico secco. Poi, in un attacco di shopping bibliofilo compulsivo, ecco qualche titolo sconosciuto. Che gioia!

"Al mare con la ragazza" suonava un po', dal titolo, romanzo rosa. Non mi sarebbe dispiaciuto, in realtà, leggere qualcosa di romantico di questo scrittore, è interessante vedere l'interpretazione del genere nella mente di un uomo. Infatti ho pure comprato un altro romanzo in cui si dice chiaramente che il tema principale è l'amore, le relazioni dal punto di vista maschile. Non vedo l'ora di leggerlo.
Invece "Al mare con la ragazza", dicevo, viene presentato sul retro di copertina della nuova edizione Garzanti (spezzo una lancia a favore di questa collana, perché secondo me sono fatti davvero benissimo e a prezzo civile) così:


Io volevo proprio leggere un giallo, anche perché mi serve per la Reading Challenge che il tempo scarseggia, e mi ci son buttata a pesce.
Posso dire che di giallo questo romanzo ha solo la copertina. Un giallo di inusitata potenza, certo, tipo dente di leone, un giallo che tende all'aranciato, quasi, ma forse questo è poco rilevante rispetto al contenuto. Magari chi ha scritto quella frase avrebbe almeno potuto informarsi, se non proprio leggere il libro...

"Al mare con la ragazza" è un romanzo cupo, drammatico, che descrive attraverso le storie di quattro protagonisti principali la triste solitudine che già avevo trovato nel resto della sua produzione.
Le linee narrative sono due/tre, poiché due sono le coppie che si alternano all'interno della storia.
I primi sono Duilio e Simona, due ragazzi giovanissimi ma cresciuti in fretta, tra i palazzoni della periferia milanese. Duilio in particolare è il fulcro della vicenda. Sono molto soli, Duilio e Simona, vittime di una miseria che attanaglia i caseggiati popolari della grande città e che non lascia scampo: non c'è spazio per i sogni, i desideri, le aspirazioni; solo duro lavoro, una famiglia capace di dare poco amore e una logica di sopravvivenza da giungla.
Non sembra essere passato il tempo dal 1973, quando il libro è stato scritto. Le periferie delle grandi metropoli sono ancora così, forse i ragazzi hanno origini più internazionali e parlano lingue e dialetti diversi, ma il disagio è lo stesso. Ciò che colpisce non è davvero la povertà, ma il vuoto dentro. Vivono male, non perché non possano permettersi gli sfizi o un po' più di cibo, ma perché a questi ragazzi è stato rubato il futuro. Ciò che fanno non è vivere, perché hanno messo a tacere tutte le emozioni forti, tanto non servono; sopravvivono, infelici, trascinandosi nell'attesa di una serenità che forse arriverà con l'età...ma non ci credono nemmeno loro, ormai, a questa storia.
Duilio e Simona forse sono più sfortunati di altri, perché Duilio è poco intelligente e Simona è bruttina, per cui non hanno amici nel quartiere. Sono solo loro, insieme contro tutto e tutti. Crescono insieme, diventano adulti insieme e insieme concepiscono il pazzo sogno di scappare lontano da Milano, di andare finalmente al mare.
Fa quasi ridere, al giorno d'oggi, che due ragazzi non abbiano potuto mai nemmeno avvicinarsi al mare, che non l'abbiano mai visto. Abbiamo preso la villeggiatura come un diritto, ormai, tanto che vedo sfilze di disoccupati inviperiti su Facebook che dall'alto del loro smartphone si lamentano di non poter portare la famiglia in vacanza per due settimane. Come se fosse vitale, indispensabile. Ci siamo dimenticati che le vacanze sono un lusso che abbiamo conquistato con il benessere degli anni Settanta/Ottanta e che prima di allora pochissimi potevano permettersi un periodo di villeggiatura, fosse esso al mare o in montagna. Mica per niente esistevano le colonie!
Ad ogni modo Duilio e Simona sognano di fuggire dal grigiore delle loro vite monotone per andare ad ammirare il blu immenso del mare, simbolo di libertà e quindi di felicità. Purtroppo dovranno pagare a caro prezzo questa ribellione al destino.

Dall'altra parte abbiamo Arda, diminutivo di Edoarda, ed Ernesto, coppia di milanesi benestanti, che carriera l'hanno già fatta e infatti giovanissimi, per gli standard dell'epoca, non sono più. Non stanno proprio insieme, Ernesto ed Edoarda, perché lui non può, o non vuole. Intrappolato in una situazione familiare asfissiante e penosa, Ernesto tiene Edoarda a distanza, si permette pochi istanti di intimità e poi un mare di freddezza. Potrebbe stancarsi di lui, Edoarda, perdere la pazienza dopo tutti quegli anni nell'ombra, ma Ernesto è disposto a correre il rischio.
Perché Edoarda accetta il modo in cui Ernesto la tratta? Perché non cerca un altro uomo, un compagno migliore, che la valorizzi, la sposi magari e la faccia sentire amata? Edoarda è una di milioni di donne come lei, che in silenzio o quasi sopportano, accettano, fanno buon viso a cattivo gioco per infatuazione, per insicurezza, per paura di rimanere da sole, per incapacità di lasciare andare. Non è facile troncare una relazione su cui si è investito tanto, anche se questa non va; è un po' come accettare di farsi amputare un arto in cancrena. E' doloroso, angosciante, ma necessario a sopravvivere. Chissà, a volte sono proprio questi atti di coraggio, netti, a dare un segno forte, a permettere anche a una relazione di evolversi, di crescere.
Anche Ernesto ed Edoarda rappresentano tanta solitudine, tanto dolore, quasi che l'autore volesse dirci che non è la classe sociale a pregiudicare le possibilità di felicità di una persona. Oddio, a leggere Scerbanenco di gente felice, in giro, ce n'è davvero poca. Forse aveva ragione lui, in modo un po' cinico e pessimista; d'altronde lascia spazio alla speranza, alla possibilità di costruire un futuro diverso per se stessi, se si accetta di cambiare.

"Al mare con la ragazza" è anche un romanzo su strada, perché si viaggia molto attraverso il nord Italia: Milano, Montagnana, Padova, Venezia, Lignano Sabbiadoro e Trieste. Per me è stato bello, quasi tenero, scoprire quei luoghi, quasi tutti amati e conosciuti, all'interno del romanzo. Quando Scerbanenco descrive quella spiaggia, il mare, la pineta, avrei potuto scommettere che si trattasse di Lignano prima ancora che lo dicesse, perché vedevo ogni cosa, nei ricordi della me stessa bambina che ci trascorreva le vacanze ogni estate.

Alla fine, tuttavia, devo dire che questo romanzo non mi è piaciuto moltissimo. Ho ritrovato la scrittura fluida e allo stesso tempo dura, essenziale che ho apprezzato tanto negli altri libri dello scrittore, ma la trama è un po' debole, a mio avviso, e a volte quasi prevedibile. Il finale poi è un po' troppo rosa per una donna brutta, cattiva e cinica come me... Non voglio dire che sia un romanzo brutto, ma sicuramente non lo consiglierei come un buon esempio del miglior Scerbanenco.

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